Donazioni: 3 motivi per cui le facciamo secondo gli economisti

by Appunti di economia on

Nella maggioranza dei Paesi dell’Europa occidentale, più del 50% degli individui ) sovvenziona enti di beneficenza e più del 25% dedica parte del proprio tempo al volontariato a favore di cause caritatevoli. Ogni anno, infatti, vengono donati 10 miliardi di euro e milioni di ore. Perché? Gli economisti hanno identificato tre motivazioni generali.

La ragione più ovvia è l’altruismo. Spesso, tuttavia, il donatore offre il proprio denaro senza sapere molto riguardo la sua destinazione finale. Senza dubbio, alcuni finiscono certamente per fornire sostegno economico a chi è in condizioni più svantaggiate delle loro. Ciò suggerisce però che, oltre all’altruismo, ci siano altre cause. Una potrebbe essere legata al fatto che effettuare una donazione fa sentire meglio con se stessi, creando un senso di calore. Questo spiegherebbe perché gli individui siano disponibili a elargire denaro senza conoscerne l’esatta destinazione: non è questa ad avere importanza. Secondo un’ultima, più cinica, interpretazione, la beneficienza sarebbe lo strumento utilizzato per segnalare la propria ricchezza o la propria generosità, in effetti, pochissime donazioni sono anonime.

Il compito dell’economista è quello di cercare di distinguere tra queste tre ragioni. Per fortuna, c’è un modo relativamente semplice per farlo. Supponete che Giacomo osservi Davide fare una donazione. Se Giacomo è mosso da altruismo, allora più alta sarà la cifra versata da Davide, più bassa sarà la sua. In pratica, poiché Davide ha già compiuto la buona azione, non è necessario che lo faccia anche lui. Questa situazione è definita effetto di spiazzamento. Se Giacomo è invece mosso dal desiderio di stare meglio con se stesso, osservare Davide non avrà alcuna influenza sull’entità della sua offerta. infine, se Giacomo ha intenzione di dimostrare la propria ricchezza, allora tanto più ingente sarà la somma eiargita da Davide, tanto più alta sarà la sua stessa donazione, dal momento che deve superare quella di Davide. Questo stato di cose è chiamato effetto di trascinamento.

lfatti dimostrano, dunque, che individui diversi si dedicano alla beneficienza per motivi diversi, e tutte e tre le ragioni qui illustrate hanno un ruolo nella Spiegazione di questo comportamento. E non dimentichiamo che molte persohe, anche decisamente facoltose, non destinano niente agli enti benefici?

Tratto da “Microeconomia – Frank -Mcgrowhill”

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