Ott 26, 2018

In cosa consiste il potere di controllo nel mondo del diritto del lavoro?

Anzitutto si parla di controlli di due tipologie:
1) I controlli per verificare l’esatto adempimento della prestazione lavorativa;
2) I controlli per verificare la tutela del patrimonio aziendale.

Per quanto riguarda le fonti giurifiche del potere di controllo nel diritto del lavoro abbiamo la legge numero 300 varata nel 1970, articoli 2-6 dove viene legittimato il potere del datore di lavoro di controllo e dove lo stesso potere viene circoscritto all’interno di limitazioni alla tutela di valori primari come la dignità e la libertà della persona e del lavoratore.

Nell’ambito del potere di controllo rientra anche l’uso dell’impiego delle guardie giurate in azienda, precisamente l’argomento viene trattato nell’articolo 2 dello statuto dei lavoratori; le guardie giurate non hanno la possibilità di essere adibite per le attività di vigilanza delle dinamiche lavorative. Le guardie giurate devono invece essere preposte alla funzione di tutela del patrimonio aziendale.

Quali sono i divieti di controllo a cui sono sottoposte le guardie giurate? Non possono 1) Contestare azioni o fatti differenti da quelli attinenti alla tutela del patrimonio aziendale ai lavoratori; 2) Non possono accedere all’interno dei locali nei quali venga svolta l’attività lavorativa. È permesso loro accedervi solo in casi eccezionali, quindi per esigenze specifiche e fondate riguardanti i loro compiti di tutela del patrimonio aziendale, come ad esempio fermare un ladro all’interno di quell’area.

Devono essere evitate (vedi articolo 3 dello statuto dei lavoratori) forme di controllo occulto e pertanto il datore di lavoro dovrà dare notizia all’insieme dei lavoratori che si trovino coinvolti dei nominativi e dei compiti distinti dei vigilanti. Non è comunque d’obbligo la comunicazione di coloro i cui compiti siano specificatamente riguardanti il controllo e l’organizzazione lavorativa, così come anche per il datore di lavoro non è necessaria alcuna forma di pubblicità.

Tornando invece all’articolo 4 dello statuto dei lavoratori si parla anche degli impianti audiovisivi (e altre apparecchiature) e del loro uso nell’ambito del potere di controllo lavorativo: non è possibile impiegare gli impianti audiovisivi o altre tipologie di apparecchiature al solo esclusivo fine di controllo a distanza delle mansioni dei lavoratori.

Tuttavia è possibile che si installino impianti se questi vengono richiesti per necessità di produzione o di oranizzazione o ancora a sicurezza dei lavoratori. Prima di procedere all’installazione si deve avere un accordo tra le rappresentanze sindacali aziendali ed il datore di lavoro, o altrimenti nel caso in cui non si giunga a un accordo tramite un provvedimento varato dal servizio ispettivo della direzione del lavoro.

I controlli informatici, come ad esempio l’utilizzo della posta elettronica, il controllo delle azioni nel browser o l’utilizzo di software per il controllo sono assimilati all’articolo 4 dello statuto dei lavoratori nei controlli a distanza. Il fatto che il datore di lavoro controlli la posta di una casella aziendale non determina controllo sull’attività lavorativa e non si ha una violazione della riservatezza del lavoratore.

Con il jobs act si ha che l’utilizzo dei controlli a distanza è possibile (con l’autorizzazione di rappresentanza sindacale unitaria o della rappresentanza sindacale aziendale o delle associazioni sindacali che comparativamente sono le più rappresentative a livello nazionale) per sviluppare esigenze di natura:

1) Produttiva;

2) Organizzativa;

3) Di sicurezza;

4) Per la tutela del patrimonio aziendale.

Il controllo inoltre è possibile senza autorizzazione quando riguardi gli strumenti usati dal lavoratore per fornire la prestazione lavorativa; medesimo discorso vale per gli strumenti di registrazione accessi. Tali informazioni possono essere usate mediante il controllo, a condizione che sia stato adempiuto l’obbligo informativo sul loro uso richiesto dal codice in materia di protezione dei dati personali.

 

 


Appunti pubblicati nel 2018

Per ciascuna professione regolamentata esistono dei codici deontologici, in cui si descrivono le modalità di comportamento da tenere tra colleghi, colleghi e clienti e autorità pubbliche. La violazione comporta delle sanzioni, che possono essere a seconda della gravità della violazione anche pecuniarie o anche sino alla cancellazione dall’elenco.
Le sanzioni chiaramente hanno un proprio procedimento di attuazione e impugnazione; ciascun ordine professionale ha il potere di autoregolamentare anche il procedimento disciplinare in caso di contestazioni assegnate ai singoli iscritti.
Le sanzioni possono essere quindi ad esempio avvertimento scritto, cancellazione dal registro e di altri generi.
È presente nella responsabilità professionale una norma per cui viene determinato un esonero di responsabilità da parte del prestatore quando la complessità dell’incarico ecceda la capacità.
Quando la prestazione resa quindi sia di particolare complessità allora la responsabilità viene esclusa per colpa lieve: rimane la responsabilità in capo al prestatore per dolo o per colpa grave mentre invece viene sollevata la responsabilità quando vi sono problemi tecnici di particolare difficoltà che eccedono l’attività ordinaria.
Si risponde dei danni provocati dalla realizzazione della propria opera o servizi quando c’è o una intenzionalità nella realizzazione, in maniera sbagliata o comunque non consona ai dettami della migliore professionalità tipica di quella professione, quindi una violazione delle regole tecniche, oppure una grave situazione di grave negligenza di realizzazione dell’opera da cui scaturisce un danno al committente o a soggetti terzi.
Venendo chiamati alla progettazione di un ponte ad esempio, e nella realizzazione del ponte si sbaglia nella direzione dei lavori, si manca nelle verifiche o altri gravi errori dati dalla mancata professionalità tecnica che doveva essere per professione esercitata a questo punto è chiaro che i danni eventualmente provocati sono imputabili anche a chi progetta il ponte.
Se però i danni erano evitabili solo da un professionista particolarmente capace e non da un professionista medio vi è l’esonero della responsabilità se la colpa è lieve.